Delusioni Infantili da Cui Non Mi Sono Mai Ripresa del Tutto

Esistono delusioni infantili da cui non ti sei mai ripreso del tutto, ammettilo. Inizio io.

  1. La statuina segnatempo che non funziona. Non prevede assolutamente nulla, non basta controllare il colore per sapere se pioverà. Io ne portavo a casa una stoicamente da ogni gita, perchè quando ero piccola io, quello era il souvenir per eccellenza. Blu o rosa, cambiava in modo impercettibile, all’inizio, per poi fossilizzarsi su un rosina pallido misto grigio. Forse avevamo la casa troppo umida? Mia mamma, con sapienza, le ha fatte sparire tutte, una dopo l’altra. 
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Cibi e Nostalgia: Se eri un Bambino negli Anni Ottanta, li hai Mangiati e ne Ricordi Ancora il Sapore

Nei miei ricordi d’infanzia ci sono sapori sublimi, dolci all’inverosimile, adulterati con chissà quali composti chimici (ora sicuramente illegali), ma che negli anni Ottanta spopolavano. Io, classe 1978, ancora ignara dell’esistenza dell’olio di palma, in un’epoca in cui i leggins si chiamavano fuseaux e per sentirti gnocca ti bastava imbottirti le spalle, entravo nel bar del mio piccolo borgo, il sabato pomeriggio, dopo catechismo, riversavo sul bancone la mia paghetta, e me ne uscivo con la bocca scoppiettante di Frizzy Pazzy. 
O con un pacchetto nuovo di Big Babol nuovo doppio gusto panna e fragola. 
E nella mia ingenua e spensierata inconsapevolezza, ero felice.

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Aiuto Mamma ho i Capelli Gonfi! Le Acconciature Bizzarre del Passato

“MAMMAAAA MI AIUTI GUARDA CHE CAPELLI GONFI!”
E certo, tra l’umidità della palude padana e la cofana che si ritrova, certe mattine mia figlia si sveglia che pare Kaia Gerber in passerella per Valentino. E se non sapete chi è, vi ho messo la foto. Giuro, stesso volume. Ma mia figlia, che non deve sfilare provocando gridolini di sorpresa ma semplicemente andare a scuola, mi chiede di aiutarla. Come darle torto.

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La Neve sa di Cieli Blu, di Corse a Perdifiato, di Notti Limpide e Stellate

Nella mia infanzia emiliana, la neve, era qualcosa di scontato. Era solo questione di tempo, poi sarebbe arrivata. Come le zanzare. Non ricordo un inverno senza una bella nevicata, nemmeno uno. Spesso accadeva a ridosso del mio compleanno (il sette febbraio), e io ci vedevo una sorta di ricompensa divina per la mancata mega festa all’aperto di cui potevano godere i fortunati nati nei mesi caldi. A me toccava la festicciola in casa, con una buona metà degli invitati ammalati, ma almeno c’era la neve, il più delle volte. Non lamentarti, mi capita di sentirmi dire, sei Acquario, il segno dei creativi, dei pazzi, dei geni! Io di segni non so nulla, ma sui primi due non posso che ritrovarmici in pieno.

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Bubble Bobble e la Mossa

Io sono stata un’adolescente semplice. Classe 1978, i miei anni ottanta e novanta si potrebbero racchiudere quasi tutti tra una chiesa, una piazzetta e un bar. Le uniche offerte ludiche, nel mio piccolo paesino di campagna, consistevano in: pallavolo, nella palestra comunale e chitarra, in oratorio. Con la prima è andata piuttosto bene, con la seconda ho capito che non c’era storia quando dopo due anni, a messa, non ero ancora in grado di suonare neanche il gloria di Giombini. Mai imparato a fare un barré, mai. Il colpo di grazia è stato prendere in pieno un’auto parcheggiata mentre sfrecciavo in bici senza mani con la chitarra incastrata tra il manubrio e il collo. L’auto era ferma, davanti al bar. Io ho salutato mio zio e sbam!, sono volata via. Illesa, sia io che la chitarra. Un miracolo. La bici conficcata nel bagagliaio dell’auto invece, ha fatto più danni di una grandinata. L’ho presa come un segnale divino, e ho chiuso. Mio padre ha bestemmiato talmente tanto quando ha visto il danno all’auto che in chiesa, ho pensato, se rientro con questa chitarra mi prende fuoco tra le mani, minimo. 

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O Avevi il Barbour, O Non Eri Nessuno

C’è stato un momento ben preciso, nella mia adolescenza, in cui o avevi il BARBOUR, o non eri nessuno. 
Io avevo quindici anni… e NON ERO NESSUNO.

Correva l’anno 1992.
L’ultima estate prima di varcare il magico mondo delle tanto agognate scuole superiori. Quelle che mi avrebbero portato per la prima volta fuori dal mio minuscolo paesello di campagna.
A settembre ci ero arrivata piena di entusiasmo e armata fino ai denti: zaino che non poteva che essere Invicta, diario che non poteva che essere Smemoranda, testo di “Estate 1992” di Jovanotti trascritto rigorosamente a memoria, ciuffo con frangione dritto piastrato e la mia prima leonina permanente su tutto il resto. 
Pronta per la città.
Perfetta, per la città.
E invece no.

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Genesi di una Ruminatrice Seriale

Spesso mi sento chiedere: “ma com’è che sei diventata così?”

“Così come, scusa?”

E qua, le risposte cambiano leggermente, a seconda dell’interlocutore, del periodo storico, del contesto. Anche se il succo è più o meno sempre quello: matta, stravagante, fuori di testa, un po’ troppo egocentrica e autoreferenziale, piena zeppa di stramberie e con la testa perennemente tra le nuvole. 
Vi ricordate i pezzi sui miei diari scolastici, in cui ho ripercorso con voi i miei anni novanta, e poi quello sui quaderni, in cui abbiamo ricordato gli anni ottanta? 

Ecco, questo pezzo è il giusto prosieguo. 

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Dell’Uomo (Entità Cellulare SEMPLICE) e dei Meravigliosi Giochi in Scatola Anni Ottanta

Come diceva Giacobazzi? “L’uomo è un’entità cellulare SEMPLICE.” 
Quanta verità, per essere un comico!
Allora il mio compagno mi ha tediato per anni con la storia di questo gioco in scatola della sua infanzia, l’ISOLA DI FUOCO. 
Ha iniziato che i figli erano piccoli, il piccolo poi piccolissimo (neonato, direi), perché lo ha visto in vendita sui siti di usato a prezzi stellari, che ora è fuori produzione, o meglio ne fanno una versione bruttina, rispetto al “capolavoro” che era questo gioco anni ‘80 in origine. 

-E che fortuna che io l’ho conservato, e brava la mia mamma, sembra nuovo, e se lo vendo sai quanto me lo pagano
-e allora VENDILO!
-No che non lo vendo, è un ricordo della mia infanzia, sai che bello, quando ci giocheranno i nostri figli, sai che onore… non ne fanno più di giochi così, non ne fanno più!

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