Cibi e Nostalgia: Se eri un Bambino negli Anni Ottanta, li hai Mangiati e ne Ricordi Ancora il Sapore

Nei miei ricordi d’infanzia ci sono sapori sublimi, dolci all’inverosimile, adulterati con chissà quali composti chimici (ora sicuramente illegali), ma che negli anni Ottanta spopolavano. Io, classe 1978, ancora ignara dell’esistenza dell’olio di palma, in un’epoca in cui i leggins si chiamavano fuseaux e per sentirti gnocca ti bastava imbottirti le spalle, entravo nel bar del mio piccolo borgo, il sabato pomeriggio, dopo catechismo, riversavo sul bancone la mia paghetta, e me ne uscivo con la bocca scoppiettante di Frizzy Pazzy. 
O con un pacchetto nuovo di Big Babol nuovo doppio gusto panna e fragola. 
E nella mia ingenua e spensierata inconsapevolezza, ero felice.

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Bubble Bobble e la Mossa

Io sono stata un’adolescente semplice. Classe 1978, i miei anni ottanta e novanta si potrebbero racchiudere quasi tutti tra una chiesa, una piazzetta e un bar. Le uniche offerte ludiche, nel mio piccolo paesino di campagna, consistevano in: pallavolo, nella palestra comunale e chitarra, in oratorio. Con la prima è andata piuttosto bene, con la seconda ho capito che non c’era storia quando dopo due anni, a messa, non ero ancora in grado di suonare neanche il gloria di Giombini. Mai imparato a fare un barré, mai. Il colpo di grazia è stato prendere in pieno un’auto parcheggiata mentre sfrecciavo in bici senza mani con la chitarra incastrata tra il manubrio e il collo. L’auto era ferma, davanti al bar. Io ho salutato mio zio e sbam!, sono volata via. Illesa, sia io che la chitarra. Un miracolo. La bici conficcata nel bagagliaio dell’auto invece, ha fatto più danni di una grandinata. L’ho presa come un segnale divino, e ho chiuso. Mio padre ha bestemmiato talmente tanto quando ha visto il danno all’auto che in chiesa, ho pensato, se rientro con questa chitarra mi prende fuoco tra le mani, minimo. 

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Dell’Uomo (Entità Cellulare SEMPLICE) e dei Meravigliosi Giochi in Scatola Anni Ottanta

Come diceva Giacobazzi? “L’uomo è un’entità cellulare SEMPLICE.” 
Quanta verità, per essere un comico!
Allora il mio compagno mi ha tediato per anni con la storia di questo gioco in scatola della sua infanzia, l’ISOLA DI FUOCO. 
Ha iniziato che i figli erano piccoli, il piccolo poi piccolissimo (neonato, direi), perché lo ha visto in vendita sui siti di usato a prezzi stellari, che ora è fuori produzione, o meglio ne fanno una versione bruttina, rispetto al “capolavoro” che era questo gioco anni ‘80 in origine. 

-E che fortuna che io l’ho conservato, e brava la mia mamma, sembra nuovo, e se lo vendo sai quanto me lo pagano
-e allora VENDILO!
-No che non lo vendo, è un ricordo della mia infanzia, sai che bello, quando ci giocheranno i nostri figli, sai che onore… non ne fanno più di giochi così, non ne fanno più!

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