Della notte, amo il silenzio.
La quiete.
La resa.
Quel muoversi un po’ di soppiatto,
quei gesti lenti, aggraziati.
Quel sentirsi sempre un po’ precari, in bilico, indefiniti. Sospesi.
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Della notte, amo il silenzio.
La quiete.
La resa.
Quel muoversi un po’ di soppiatto,
quei gesti lenti, aggraziati.
Quel sentirsi sempre un po’ precari, in bilico, indefiniti. Sospesi.
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E ti capitano poi quelle notti, che sei ancora sveglia quando tutti dormono da ore, e la pioggia batte sul tetto, e i piedi crogiolano sotto al piumone, e la luce è quella soffusa della tua lampada preferita… e il silenzio te lo godi che quasi non ci credi, tanto è perfetto nella sua pienezza.
La perfezione del non essere. Dell’assenza. Del vuoto.
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A volte mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte, con la sensazione di non aver sentito la sveglia. Poi guardo l’ora, e non appena mi rendo conto che ho ancora un sacco di tempo per dormire, mi sento più felice di un bambino la notte di Natale.
E di norma, mi riaddormento all’istante, con il sorriso (o almeno credo) stampato in volto.
E’ sempre stato difficile per me alzarmi, la mattina. Il suono della sveglia è perennemente seguito da un ti prego, fammi dormire un altro pochino, ti prego, ho troppa sonno. A prescindere dall’orario in cui mi sono addormentata la sera prima.
A volte però mi capita di svegliarmi da sola, inaspettatamente un poco prima della sveglia, e… non avere più sonno.