Di Tutto Quello Che Ho Imparato

Ho imparato a fermarmi. Per davvero. Non solo con le le gambe, e le braccia, ma anche con la testa. I pensieri. Quel rimestio continuo. I devi, i fai, i corri che comandano da dentro.
Ho imparato a zittirli, a disconnettermi, a scollegare tutto.

Ho imparato a rallentare, ad assaporare, a contemplare.
Ho imparato a restare zitta, e ascoltare. Tutto, anche il silenzio.

Ho imparato a centellinare ogni cosa, dal lievito di birra, alle amicizie.

Ho imparato l’assenza, la mancanza, la voglia, il desiderio.

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Io e Te, come l’Autunno

Quel che resta di noi
è una foto strappata.
Una città rasa al suolo
o forse, il mondo intero.

Nei miei ricordi, stai sempre ridendo.
Mentre io piango, o ti cerco, o ti odio.
Ma su certe memorie, è meglio spargerci il sale.
Cosa darei, per esserne capace…

Vorrei soffiarti via, lontano da me.
Ma mi incanterei a guardarti, mentre ricadi al suolo pian piano.
Come granelli di polvere contro luce.
Come fili di ragnatela coperti di rugiada.
Io, le goccioline d’acqua.
Tu, IL RAGNO.

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Incauto il mio passo

Incauto il mio passo
volse a te.
Arrancavo stanca… dentro una vita infilzata a forza, 
come un calzino stretto.
Il mio tormento…  e poi i tuoi occhi.
La mia angoscia… e poi la tua pace.

Incerto il mio passo
volse a te.
Inquieto, titubante, timoroso.
Ti ho annusato, ti ho voluto,
respinto, rinnegato,
posseduto, spolpato, annientato.
Ho scardinato una ad una tutte le tue sicurezze
scaraventandoti a forza nei miei sbalzi d’umore. 
Tra i labirinti tortuosi della mia vita…
disarticolata,
sbarellata,
totalmente scentrata.

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