Cucinare, ai Tempi del Lockdown

Io provo, per chi ama cucinare piatti complessi, la stessa devota ammirazione che mi suscita chi costruisce sculture di sabbia. O di ghiaccio. Ore e ore di lavoro certosino per opere maestose, multilivello, multistrato, con mille passaggi uno più astruso dell’altro… per un risultato che verrà spazzato via nel giro di poche ore. Se ci sono io (ed è qualcosa di dolce), anche pochi minuti.
Cosa spinge una persona a prodigarsi per un pomeriggio intero in operazioni una più complicata dell’altra, solo per realizzare una torta, una piccolissima torta che una volta sfornata, non arriverà nemmeno al giorno successivo?

Non lo so, non l’ho mai capito, ma benedico il cielo che esistano persone del genere.
E per uno strano gioco del fato, che a volte ti maledice altre volte ti premia, stavolta la sorte ha sfiorato la nostra casa, e durante il lockdown la passione della cucina ha colpito niente meno che il mio compagno. 

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Te la Macchina la Devi Chiudere, CHIARO!?

Vi confesso un mio peccato che ho sempre ritenuto veniale, almeno fino a ieri: io non chiudo MAI la macchina. MAI.
La mia auto è vecchissima, si apre solo infilando la chiave nella portiera perché il telecomandino è andato da un pezzo. In più è perennemente colma di cianfrusaglie di ogni tipo.
Non lascio mai nulla di valore, perciò il mio ragionamento è: cosa la chiudo a fare che se mi spaccano un vetro al massimo trovano una bottiglietta con un dito d’acqua, le alghe e reperti d’epoca?
Tanto vale lasciarla aperta.
Che se vogliono rubarla, non sarà una portiera chiusa a fermarli.
Se dovessero scambiare il mare magnum di roba che coabita tra sedili e sotto sedili per qualcosa di valore… a una rapida perlustrazione desisterebbero in fretta.
Un po’ schifati, ma senza vetri rotti. 
Un peccato veniale insomma. 
Fino a ieri sera. 

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Dell’Uomo (Entità Cellulare SEMPLICE) e dei Meravigliosi Giochi in Scatola Anni Ottanta

Come diceva Giacobazzi? “L’uomo è un’entità cellulare SEMPLICE.” 
Quanta verità, per essere un comico!
Allora il mio compagno mi ha tediato per anni con la storia di questo gioco in scatola della sua infanzia, l’ISOLA DI FUOCO. 
Ha iniziato che i figli erano piccoli, il piccolo poi piccolissimo (neonato, direi), perché lo ha visto in vendita sui siti di usato a prezzi stellari, che ora è fuori produzione, o meglio ne fanno una versione bruttina, rispetto al “capolavoro” che era questo gioco anni ‘80 in origine. 

-E che fortuna che io l’ho conservato, e brava la mia mamma, sembra nuovo, e se lo vendo sai quanto me lo pagano
-e allora VENDILO!
-No che non lo vendo, è un ricordo della mia infanzia, sai che bello, quando ci giocheranno i nostri figli, sai che onore… non ne fanno più di giochi così, non ne fanno più!

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L’Unica Cosa che Possiamo Scegliere, è che Persone Vogliamo Essere, da Oggi in Poi

Questo è un pezzo “coraggioso”, per la fine del 2020, ma ho piena fiducia in chi mi legge: persone assolutamente in grado di capirne il senso andando “oltre”, senza sentirsi in alcun modo “offesi” o “traditi”. Eh si, perché come i nativi digitali, ci sono ahimè i nativi pessimisti, come me, che il pessimismo ce lo hanno dentro, ce lo hanno in ogni cellula, e se non si sforzano quotidianamente di focalizzarsi sul bello e sul buono… è la fine. Se al mio pessimismo aggiungo pure una cospicua dose di ipocondria, che mi accompagna da sempre… il gioco è fatto. Due sole possibilità, per la fine di questo anno, l’anno della pandemia, del virus, del lockdown: crogiolarmi nel dolore di quello che il 2020 mi ha tolto, o focalizzarmi… su quello che mi ha dato.

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Il “Giro delle Luci” (di Natale)

Quando ero piccola, in questi giorni natalizi, mia mamma mi portava a fare “IL GIRO DELLE LUCI”. 
Abitavamo in una piccola frazione di campagna e tutti i mercoledì sera si andava a cena dal “nonno”, suo padre, rimasto solo troppo presto (non ho mai conosciuto mia nonna materna). In realtà ci trasferivamo da lui già nelle prime ore del pomeriggio, così mentre io mi godevo la sua compagnia, mia mamma si occupava delle faccende di casa, dal bucato alle pulizie. La sera ci raggiungeva mio padre, (mia sorella non era ancora nata) e si cenava, tutti quattro insieme. 
Spesso erano cenette deliziose, quasi “festaiole”, a base di gnocco fritto, panzerotti o addirittura cotolette con vere patatine fritte, che mia mamma diceva sempre che la finestra del cucinotto del nonno era grande e vicinissima ai fuochi e ne approfittava per sfogarsi e friggere a più non posso.
Mangiavamo in un freddo siberiano, ma almeno erano leccornie fritte di fresco.

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Quello che Voglio Davvero IO, per Natale

Oggi una mamma che conosco da pochissimo mi ha mandato un vocale:
Ma tu… cos’è che VUOI DAVVERO per Natale?”
Pausa muta.
Ci credete che non me lo aveva ancora chiesto nessuno?
E dire che persone “intime” intorno ne ho. 
Eppure… che bello quando le domande che ci bloccano arrivano dagli sconosciuti, o quasi! Una bellissima e dolcissima mamma che di me, sa poco o niente. Ma che oggi, mi ha fatto commuovere. 
E io sono sempre grata a chi mi fa provare emozioni intense. 
Perché è più facile comprare o creare regali per gli altri, sapete, che pensare a quello che si desidera davvero per sé? Quello che davvero ci renderebbe felici. 
È molto più facile accontentare gli altri che se stessi, credetemi. 
Almeno per me. Che sono così dannatamente complicata. Caleidoscopica. Multiforme. Multistrato. Insomma, un casino. 
Però di fronte a questa domanda io mi fermo, devo farlo. Mi fermo, e penso.
Cosa voglio io davvero per Natale? Cosa potrei mai desiderare io, io che ho praticamente tutto?
Salute, amore, lavoro, due bei figli, una casa piccina ma nuova di zecca… cosa mi manca?
La risposta è arrivata assieme a una manciata di lacrime. Per fortuna ero in casa sola, ho evitato scomode spiegazioni. 
Quello che IO vorrei davvero per Natale è…

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Speciale Tombola di Capodanno: una Tradizione Familiare… RUMINANTE!

Una ricorrenza di Capodanno. Una tradizione, un rito, un’idea, qualcosa che, come famiglia, possa accompagnarci e ripetersi ad ogni giro di boa. Voi ce l’avete? Noi no, ma ancora per poco. Perché da quest’anno… avremo finalmente anche noi una tradizione. La NOSTRA, tradizione. Una tombola, direte voi, sai che idea originale… ma non è una tombola normale eh, figuriamoci! NO, è la SPECIALE TOMBOLA RUMINANTE DI CAPODANNO, che della tombola ha solo… la forma. L’incipit. Perché tutto il resto invece… vi sorprenderà. E chissà che non diventi anche la “vostra”, ricorrenza di Capodanno!

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Quel Piccolo Momento Perfetto

Ogni giornata dovrebbe avere il suo Piccolo Momento Perfetto. 
Piccolo, anche piccolissimo, eventualmente appena accennato. Giusto una manciata di minuti, quando non si può altrimenti. 
Piccolo, però…
PERFETTO.
Sacro.
Inviolabile. 
Un rifugio piccino in cui acquattarsi quando tutto pare franarci addosso.
Due carte del castello che restano su, mentre crollano una a una tutte quelle intorno. 
E noi lì sotto, al riparo. 
A gustarci… quel Piccolo Momento Perfetto. 

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