Per me, l’autunno, è come il sugo d’uva: intenso, avvolgente e malinconico.
Intenso, perché si ripiomba tutti insieme, di colpo o quasi, nel faticoso vortice del ménage quotidiano, dopo i tanto agognati stop estivi.
Avvolgente, perché l’autunno è il plaid che rispunta tra i brontolii del mio compagno (ma come, di già?!), è la tazza fumante di tisana, è la vasca da bagno che torna a coccolarti, la sera, dopo mesi di rinfrescanti docce tiepide.
Malinconico, perché l’autunno ha lo stesso sapore del sugo: quel dolce al palato che dopo tutto, però, lascia un retrogusto asprigno, come di memorie perdute, di nonni che non ci sono più, di giornate che si accorciano inesorabilmente, di mattine improvvisamente gelide e di vacanze che… sembra già passato un secolo.
Possibile che solo un mese fa, fossimo al mare? Solo un mese?
Perché ogni anno quando arriva ottobre le vacanze mi sembrano già appartenere a una vita precedente?!? Mah.
Sarà questo freddo, così improvviso e brusco, che rende la calura dei giorni scorsi un ricordo sbiadito. Solo ieri indossavo sandali e smanicati, oggi sono quasi pronta ad arrendermi alla piaga più opprimente della stagione autunnale: no, non sono le cimici, e nemmeno i capelli che cadono a ciocche…
la mia croce autunnale è IL CAMBIO DEGLI ARMADI.
Il Cambio… degli Armadi