La Nostra Piccola Principessa e il Figlio della Schifosa

Dalle mie parti esiste un detto per definire il figlio “meno considerato”: il “figlio della schifosa”. Di norma è il secondogenito, in una coppia, ma se i figli sono tre, può essere quello di mezzo. Il figlio della schifosa, attenzione, è un appellativo che si usa per accusare la mamma, di norma, con frasi in negativo del tipo “ma poverino lui, il più piccino, ma dico, non è mica il figlio della schifosa eh!” Il senso è far pesare che questo povero bambino riceve meno attenzioni degli altri, ma non solo. 

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Quando La Cucina Stellata Scopre L’Horror

Vi regalo una piccola chicca: un esercizio per il mio corso di scrittura creativa, in cui dovevo cimentarmi nello stravolgere qualcosa di noto, cambiando totalmente stile e presupposti. Ho scelto una famosa trasmissione televisiva che come ben sapete adoro e mi sono divertita a inventare di sana pianta una storia… horror! Ebbene si, proprio horror! Se avete stomaci forti, leggetela fino in fondo. Non sono brava con il linguaggio giornalistico, ma sono certa che vi strapperò qualche risata!

Genere del racconto: horror – Stile scelto: articolo di cronaca
Titolo: Superchef degli orrori: blitz di arresti, 10 decessi accertati, Milano sotto shock.
Mutilazioni, cannibalismo, coprofagia: il commento a caldo del Maestro Ignazio Bossari

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La Neve sa di Cieli Blu, di Corse a Perdifiato, di Notti Limpide e Stellate

Nella mia infanzia emiliana, la neve, era qualcosa di scontato. Era solo questione di tempo, poi sarebbe arrivata. Come le zanzare. Non ricordo un inverno senza una bella nevicata, nemmeno uno. Spesso accadeva a ridosso del mio compleanno (il sette febbraio), e io ci vedevo una sorta di ricompensa divina per la mancata mega festa all’aperto di cui potevano godere i fortunati nati nei mesi caldi. A me toccava la festicciola in casa, con una buona metà degli invitati ammalati, ma almeno c’era la neve, il più delle volte. Non lamentarti, mi capita di sentirmi dire, sei Acquario, il segno dei creativi, dei pazzi, dei geni! Io di segni non so nulla, ma sui primi due non posso che ritrovarmici in pieno.

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Se la mia Vita Fosse un Film

[Attenzione: contiene SPOILER su “Thelma e Louise” – anche se dubito esista ancora qualcuno che non sa come finisce!)

Se la mia vita fosse un film… chissà io, che parte farei.
La protagonista sfigata e pluricornificata che si ingozza di gelato con le amiche? 
La bruttina nerd che risolve tutto il film scarabocchiando in fretta la soluzione sul retro di una tovaglietta di una tavola calda? 
Chissà. 
Di sicuro, non sarei la vergine bionda e diafana che finisce ammazzata prima dell’intervallo. 
Ma neanche la tettona facile e sfrontata che si fa beffe di chi le intima di stare in guardia… ammazzata pure lei, di solito prima ancora che si entri nel vivo della storia.
Non potrei mai essere nemmeno il comprimario scemo che nessuno sopporta. 
O la comparsa insignificante, utile solo ad allungare un po’ il brodo.

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Bubble Bobble e la Mossa

Io sono stata un’adolescente semplice. Classe 1978, i miei anni ottanta e novanta si potrebbero racchiudere quasi tutti tra una chiesa, una piazzetta e un bar. Le uniche offerte ludiche, nel mio piccolo paesino di campagna, consistevano in: pallavolo, nella palestra comunale e chitarra, in oratorio. Con la prima è andata piuttosto bene, con la seconda ho capito che non c’era storia quando dopo due anni, a messa, non ero ancora in grado di suonare neanche il gloria di Giombini. Mai imparato a fare un barré, mai. Il colpo di grazia è stato prendere in pieno un’auto parcheggiata mentre sfrecciavo in bici senza mani con la chitarra incastrata tra il manubrio e il collo. L’auto era ferma, davanti al bar. Io ho salutato mio zio e sbam!, sono volata via. Illesa, sia io che la chitarra. Un miracolo. La bici conficcata nel bagagliaio dell’auto invece, ha fatto più danni di una grandinata. L’ho presa come un segnale divino, e ho chiuso. Mio padre ha bestemmiato talmente tanto quando ha visto il danno all’auto che in chiesa, ho pensato, se rientro con questa chitarra mi prende fuoco tra le mani, minimo. 

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Ci sono ancora, le Belle Persone

Sono tra noi, sono in tanti, ma non li notiamo, spesso li diamo per scontati. Sono amici, conoscenti, passanti. Sono le belle persone che rendono la vita più leggera. Degna di essere vissuta. Anche in mezzo a tanta fatica, marciume, cattiveria. Ecco perciò una raccolta di post dedicati alle belle persone che costellano la mia vita. Ma sono certa che anche la vostra, se vi soffermate un attimo, ne è piena.

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